La Biblioteca del monastero di San Gallo è una delle più antiche biblioteche monastiche del mondo, nonché la parte più importante del patrimonio mondiale dell’UNESCO dell'area abbaziale di San Gallo. Il suo prezioso fondo mostra lo sviluppo della cultura europea e documenta l'attività culturale del monastero di San Gallo dal VII secolo fino alla soppressione dell'abbazia, avvenuta nel 1805. Il cuore della biblioteca è costituito dalla collezione di manoscritti, con il suo straordinario corpus di manoscritti carolingi-ottoniani (dall’VIII fino all’XI secolo), una significativa collezione di incunaboli e un fondo crescente di opere a stampa dal XVI secolo fino ad oggi. Il progetto e-codices è stato co-fondato dalla biblioteca del monastero di San Gallo. Con la sua celebre sala barocca, nella quale vengono allestite mostre temporanee, la biblioteca del monastero di San Gallo è tra i più visitati musei della Svizzera.
St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 915
Pergamena · 353 pp. · 24 x 18 cm · San Gallo · metà del sec. IX / X secolo / XI secolo
Capitolario
Il più antico capitolare dell'abbazia di S. Gallo. Contiene, tra gli altri testi, un martirologio, un necrologio, gli annali di S. Gallo e numerose regole monastiche.
(smu)
Carta · 224 pp. · 18.5-21.5 x 14-14.5 cm · San Gallo (?) · XV secolo
Miscellanea monastica et historica
Manoscritto miscellaneo dal contenuto in prevalenza storico, trascritto in latino e in tedesco per lo più dal monaco itinerante sangallese Kemli († circa 1481). Contiene, oltre a numerosi altri testi, una Regula Benedicti, degli enigmi e dei proverbi in latino e tedesco, una Rappresentazione della Passione (nell’unica versione conservata) nel tedesco del Medio Reno del XIV secolo e una sorta di curriculum vitae dello scriba Kemli.
(smu)
Pergamena · 336 pp. · 23 x 17-17.5 cm · San Gallo · seconda metà del sec. IX
Manoscritto miscellaneo
Copia importante da un punto di vista storico-testuale della regola monastica di Basilio Magno (329-379) nella traduzione latina di Rufino (c. 345-410), trascritta da diverse mani a San Gallo, nella seconda metà del IX secolo. Oltre ad altri due testi più brevi, il manoscritto contiene anche una scelta di estratti dal De institutis coenobiorum di Giovanni Cassiano († 430/35).
(smu)
Raccolta di testi a carattere teologico e devozionale
Il voluminoso manoscritto, datato 1435, contiene una serie di testi elencati nell’indice (pp. 1a-3a). Copiati quasi interamente da una sola mano, i testi sono disposti su due colonne e preceduti da rubriche e da semplici iniziali rosse (ad eccezione della primissima iniziale, p. 5). Accanto al Liber collationum sanctorum patrum (pp. 5a-185b), alle Vitae patrum (pp. 186a-225a) o alle Verba seniorum (pp. 581a-695a), si trovano testi di carattere devozionale come il De imitatione Christi di Tommaso da Kempis (p. 235b-279b) o il Liber de medela animae (pp. 364b-406b). La legatura in pelle rossa risale al XV secolo.
(rou)
Carta · 258 [260] pp. · 21.5 × 14.5 cm · monastero di S. Gallo · intorno al 1440
Codice miscellaneo a contenuto monastico con le 'Consuetudines' di Subiaco-Wiblingen e Kastl
Codice miscellaneo importante dal punto di vista testuale, proveniente dal monastero di S. Gallo, con copie di testi monastici riguardanti il movimento di riforma della prima metà del XV secolo. Contiene tra gli altri testi le Consuetudines Sublacenses (pp. 1-19), le Consuetudines di un monastero cistercense in Boemia (pp. 26-74; Directorium et consuetudines monasterii de Nepomuk ord. Cist. in Bohemia), indicazioni generali e liturgiche per la vita monastica (pp. 74-87), sprezzanti commenti di un monaco di Hersfeld residente a S. Gallo sui tentativi di riforma del capitolo generale (pp. 98-108) così come le Consuetudines Castellenses (p. 113 fino a 258). Queste contengono disposizioni liturgiche per l'ufficio divino e indicazioni per la vita quotidiana, e per l’organizzazione della comunità monastica di Kastl nell’Alto Palatinato. Queste Consuetudines si diffusero e influenzarono la vita monastica in numerosi altri monasteri nella Germania meridionale, tra i quali S. Gallo. Quale unico manoscritto, il Cod. Sang. 928 tramanda il prologo originale dell'abate Otto Nortweiner von Kastl (1378-1399) su queste riforme. La legatura del manoscritto, in origine una legatura floscia, fu restaurata nel XIX o all'inizio del XX secolo con grave intervento nella sostanza originale del codice.
(smu)
Pergamena e carta · 265 pp. · 21.5 x 14.5 cm · XIV e XV sec.
Manoscritto composito con trattati, lettere e testi giuridici
Il volume in-quarto raccoglie vari testi, per lo più brevi. L'accento è posto sulle riflessioni spirituali e sulle preghiere, tra cui un trattato sulla Passione (pp. 4-38), preghiere per la Passione (pp. 68-84), per le ore del giorno (pp. 88-91), un trattato sul peccato originale (pp. 92-107) e un altro sulle quattuor gemitus turturis (pp. 112-159); una Biblia pauperum raccoglie, per numerosi santi, le situazioni di emergenza in cui possono essere invocati (pp. 160-193). Tra i testi spirituali ve ne sono anche alcuni in tedesco (per es. pp. 218-220, 238). Due lettere riguardano S. Gallo: una è indirizzata all'abate Eglolf (pp. 40-43), l’altra ai monaci fuggiti a S. Gallo (pp. 85-88). Altri testi trattano del concilio di Costanza e delle riforme monastiche; anche in questo caso con riferimenti a S. Gallo (pp. 239-250). L'ultimo fascicolo è in pergamena e potrebbe risalire al XIV secolo; contiene una grammatica e testi di medicina (pp. 251-266). La legatura è costituita da una copertina floscia. Quali brachette è stato utilizzato un documento pergamenaceo in tedesco, nel quale si leggono ancora la data 1415 e il nome di un ulrichen leman burger ze arbon.
(mat)
Carta · 422 pp. · 21–21.5 x 15 cm · Johannes Hertenstein · 1425
Grimlaicus, Waldregel
Il manoscritto contiene come testo principale (pp. 1-199) la cosiddetta Waldregel, una traduzione in lingua alto-tedesca protomoderna della Regula solitariorum (regola per eremiti), che il monaco Grimlaicus, probabilmente originario della Lorena, aveva scritto nel IX o X secolo. La Waldregel è integrata da ulteriori testi sul tema della vita eremitica e della povertà: pp. 199-256Hie vachet an ain ander buoch ainsidelliches lebens und von siner bewaerung ...., inc. Die muoter der hailigen cristenhait hat zwayer hand gaistlicer lüt; pp. 256-326Das ander buoch von bewärung der armuot, inc. Gelobet sy got vnser herr iesus cristus; pp. 326-334Hie nach ain bredige, inc. Fünf stuk sint dar inn begriffen. Secondo l’explicit a p. 335 questi quattro testi sono riassunti sotto il titolo Waldregel, ma solo la prima parte fino a p. 199 si rifà alla Regula solitariorum. Segue, alle pp. 337-419, uno Spiegel der geistlichen Zucht. Si tratta qui di una traduzione del libretto per novizi del francescano Davide di Augusta († 1272). Alle pp. 420-422 trovano posto delle preghiere. Il codice è stato scritto in gran parte da p. Johannes Hertenstein (OSB) ed era in possesso dell'eremo nello Steinertobel, non lontano da San Gallo. Una copia dei primi quattro testi si trova nel Cod. Sang. 931.
(sno)
Carta · 289 (288) pp. · 21 x 14–14.5 cm · S. Gallo (?) · prima metà del XV sec. (dopo il 1430)
Grimlaicus, Waldregel
Il manoscritto contiene quale testo principale (pp. 1-180) la cosiddetta Waldregel, una traduzione in lingua alto-tedesca protomoderna della Regula solitariorum (regola per eremiti), che il monaco Grimlaicus, probabilmente originario della Lorena, aveva scritto nel IX o X secolo. La Waldregel è integrata da ulteriori testi sul tema della vita eremitica e della povertà: pp. 180–222Hie fachet an ein ander buoch von der bewerung einsidliches lebens …, inc. Die muoter der heilge kristenheit het zweyerhand geistlicher lüte; pp. 222–277Dz ander buoch von bewerung armuot, inc. Gelobet sy got vnser herre vnd got iesus cristus; pp. 277–284 [predica] Inc. Fünf stuk sind dar inne begriffen. Alle pp. 285-289 trovano posto delle preghiere. La decorazione è costituita da semplici iniziali rosse, alle pp. 1 e 3 con filigrana verde. Il manoscritto è una copia, tranne che per le preghiere, del Cod. Sang. 930. Era in possesso dell'eremo della chiesa di San Giorgio di fronte alle mura di San Gallo. Tre donne ecclesiastiche che vi abitavano negli anni ’30 del XV secolo sono rappresentate sulla controguardia posteriore in semplici disegni a penna.
(sno)
Carta · 578 pp. · 15.2 x 11 cm · monastero di S. Gallo, forse per un certo tempo di proprietà di p. Gallo Kemli · probabilmente 1437-1443
Codice miscellaneo a contenuto monastico della prima metà del XV secolo
Sono molti i copisti che tra il 1437 ed il 1443 hanno partecipato al lavoro di copia di questo manoscritto di formato ridotto, tra questi anche il monaco itinerante di S. Gallo, Gallo Kemli (1417-1481). Il manoscritto, la cui etichetta sul dorso reca la scritta Miscellanea Regularia Liturgica et Medica, conserva la legtura originale e contiene, oltre alle Consuetudines Sublacenses, altri scritti riformistici dall’ambiente dei movimenti di riforma tardomedievali di Subiaco e Melk. A questi appartengono tra gli altri delle orazioni da leggere durante i pasti, che cambiavano nel corso dell’anno liturgico a seconda delle varie feste (p. 99-117), numerosi testi liturgici e calcoli per il calendario. Nella parte finale si trovano dei trattati medici, tra i quali (p. 480) versi mnemonici sul salasso (pp. 569-571) e il trattato pseudo-aristotelico Secretum Secretorum, una sorta di insegnamento enciclopedico segreto con delle caratteristiche orientali, tramandato in numerosi manoscritti. L’indice del contenuto che si trova all’interno della coperta anteriore è stato scritto tra il 1774 e il 1780 da p. Magnus Hungerbühler (1732-1811), nel corso della sua attività di bibliotecario.
(smu)
Carta · 324 pp. · 15.3 x 11 cm · S. Gallo · XV secolo (prima metà-metà)
Regole monastiche, preghiere e trattati brevi
Manoscritto costituito da quattro unità con raccolta di testi in tedesco: regole monastiche (tra cui la Regola di S. Benedetto), preghiere e brevi testi a carattere spirituale. Un confronto della scrittura permette di attribuire le unità I, II e IV alla mano del benedettino Friedrich Kölner (Köllner, Cölner, Colner), che soggiornò nel monastero di S. Gallo tra il 1429/30 e il 1439. L’unità III, o il suo modello, era stato dedicato, come si deduce da una nota in un secondo momento cancellata, ad Anna Vogelweider, suora cistercense nel monastero di Magdenau nel Basso Toggenburgo. Questa Anna era probabilmente la zia, come si deduce da una nota di donazione, di una suora Els (Elsbeth?) del convento di suore di S. Giorgio a S. Gallo.
(fas)
Questo piccolo manoscritto contiene una serie di testi ascetici, copiati su una colonna da un unico scriba. Si apre con un testo dello pseudo-Bernardo di Chiaravalle,Formula honestae vitae (pp. 1-11a). Segue il primo libro dell'opera del francescano Davide di Augusta, De exterioris et interioris hominis compositione, che spesso è circolato indipendentemente con il titolo Formula novitiorum (inc.: Primo semper debes considerare ad quid veneris...; [pp. 11a-63]). Seguono tre sermoni, sul Giudizio Universale, sul Cantico dei Cantici e sul disprezzo del mondo (pp. 64-83), seguiti da un elenco dei capitoli dell'abate Bernardo [di Chiaravalle] sul Cantico dei Cantici (inc. Incipiunt capitula Bernahardi [!] abbatis in cantica canticorum [pp. 83-84]). La poesia Quinquaginta bona proverbialia occupa le pagine 85-94 (Morawski, p. XXXVIII), seguita dall'inno, privo dei versi iniziali, De forma vivendi monachorum (AH, vol. 33, n. 220; pp. 95-101). Gli ultimi due testi riguardano s. Bernardo di Chiaravalle: in primo luogo, un poema sulla sua vita (inc.: Anno milleno centeno cum duodeno...; Walther, Initia 1162; pp. 102-105) seguito da un poema incompleto sui suoi miracoli (inc.: Gaude claustralis contio...; p. 106). La legatura floscia è costituita da un frammento di un messale in pergamena. Sulla coperta anteriore è incollata un'etichetta con un’antica segnatura corrispondente a quelle del catalogo dei manoscritti della biblioteca abbaziale del 1461 (Cod. Sang. 1399, pp. 1-8), il che indica che il volume si trovava all'abbazia di S. Gallo al più tardi a quella data. Verso la fine del manoscritto si trova il timbro dell'abate Diethelm Blarer, usato tra il 1553 e il 1564 (p. 101).
(rou)
Il codice, scritto da diversi copisti, è composto da sette parti, interrotte da fogli bianchi, e raccoglie scritti teologici a carattere molto diverso. Parte I: pp. 1-14 indice e pp. 17-124 testo del De decem praeceptis di Henricus de Frimaria, a p. 124 i Septem dona sancti spiritus contra septem peccata mortalia, alle pp. 125-139 il Tractatus de confessione et de peccatis mortalibus et venialibus, a p. 139 il Quid sit vera poenitentia et confessio, alle pp. 139-140 un appunto a carattere teologico e ulteriori annotazioni a p. 142, alle pp. 143-173 il trattato De proprietate ad canonicos regulares religiosa del teologo, astronomo e attore della politica ecclesiastica Heinrich Heinbuche von Langenstein (1325-1397) e alle pp. 177-186 un frammento della Expositio regulae S. Augustini. La parte II comprende alle pp. 187-199 un frammento del De sacramento ordinis, alle pp. 199-257 i Notabilia super Cantica Canticorum di fr. Johannes, seguito alle pp. 258-260 dal sermone Omnia parata sunt venite ad nuptias. Le parti III (pp. 261-284), IV (pp. 285-316) e V (pp. 317-340) contengono altri sermoni. La parte VI è composta dalle Sibyllenweissagungen in tedesco del XIV e XV sec. (Von Kung Salomo wishait, pp. 341–361) e da una lettera frammentaria (pp. 361-362). La parte VII contiene alle pp. 365-376 moralizzazioni dalla Historia septem sapientium. In una nota a p. 379, il bibliotecario del monastero Ildefons v. Arx riferisce della malattia e della morte del precedente bibliotecario del monastero Johann Nepomuk Hauntinger nel 1823. Un’annotazione nel margine superiore di p. 1 testimonia che il manoscritto si trovava già nel monastero di San Gallo nel XV secolo.
(nie)
Carta · 410 pp. · 21.7 x 15.5 cm · monastero di S. Gallo · XV secolo, probabilmente intorno al 1423/1436
Manoscritto miscellaneo del sec. XV dal monastero di S. Gallo contenente tra gli altri estratti in ordine alfabetico dagli scritti dei Padri della Chiesa, l’opera Soliloqium e le Consuetudines Fuldenses del sec. X/XI
Questo manoscritto miscellaneo, scritto e compilato da varie mani nel sec. XV e proveniente dal monastero di S. Gallo, contiene (accanto a dei brevi testi e a numerose pagine bianche), degli estratti ordinati alfabeticamente dagli scritti latini dei Padri della Chiesa riguardanti vari concetti teologici (De abiectione – De voto; pp. 3−179), l’opera Soliloquium del teologo e filosofo francescano Bonaventura (1221-1274; pp. 181-226), una copia dell’opera anonima, frequentemente recepita nel XV secolo, Stella clericorum (pp. 291−319), l’opera falsamente attribuita ad Agostino Speculum peccatoris (p. 339−354), la predica Corde creditur ad iustitiam di Tommaso Ebendorfer (pp. 355−361), il Capitulare monasticum III dell’818/819 (pp. 363−367), una copia non del tutto completa della lettera dell’abate di Montecassino Teodemaro a Carlomagno (pp. 369-373), così come le Consuetudines Fuldenses del sec. X/XI nella Redactio Sangallensis-Fuldensis (pp. 374−404). La copertina lignea è rivestita di pelle di colore rosso; a p. 361 si legge una annotazione del copista: per me syfridum pfragner.
(smu)
Carta · 534 pp. · 21.5 x 15 cm · area linguistica alto alemanna occidentale · 1497
Interpretazione del Cantico dei cantici, inc. Meliora sunt ubera tua vino
Il volume contiene quale unico testo un'interpretazione del Cantico dei cantici in tedesco, di cui si conoscono ad oggi 25 manoscritti. La struttura dell'ampio testo, che probabilmente non ha un modello latino, è via via meno sistematica. Pur basandosi su passi del Cantico dei cantici, non offre un vero e proprio commento ma è diviso in tre libri: una dottrina della fede (Libro 1, pp. 8-241), una dottrina monastica sulla virtù (Libro 2, pp. 241-431) e riflessioni sui peccati, sul pentimento, ecc. (Libro 3, pp. 443-512). Il testo è preceduto da un dettagliato indice (pp. 5-7). Un colophon alla fine del secondo libro (p. 431) menziona l'anno 1497 come data di completamento di questa parte. L'intero manoscritto è scritto e rubricato da una sola mano. Secondo una annotazione a p. 1, proviene da un convento di Friburgo (Liber S. Galli Emptus 1699 Friburgi), Scarpatetti ipotizza Adelhausen (domenicane). Su un foglietto inserito figura una annotazione sulla professione di fede delle suore Margret Boshartin, Kattrin Ferberin e Anna Branwartin di Costanza nel 1511 e 1514; sul verso un frammento di lettera (?). La legatura in mezza pelle, con decorazioni a filetti, ferri e fermagli, è contemporanea. Un segnalibro intrecciato e bicolore è attaccato al capitello.
(mat)
Questo manoscritto cartaceo, copiato da più mani nel XIV secolo, è una raccolta di testi spirituali. Reca un doppio ex-libris della biblioteca abbaziale del XV secolo (p. 1) e il timbro dell'abate Diethelm Blarer usato tra il 1553 e il 1564 (p. 64). Sulla controguardia anteriore si trova un indice del contenuto contemporaneo alla legatura in mezza pelle rossa, cioè del XV secolo. Apre il codice (pp. 1-9) un estratto dello Stimulus amoris (III, 17). Segue un testo molto diffuso del francescano Bonaventura, De triplice via, noto anche come Incendium amoris (pp. 10-25), e poi un trattato sulle otto beatitudini (pp. 25-36). Sono presenti anche brani del De reparatione lapsi di Giovanni Crisostomo, suddivisi in due punti diversi di questo manoscritto (pp. 41-54 e 186-193). Segue alle pp. 54-64 il trattato di Ugo di San Vittore, Soliloquium de arra animae, anch'esso molto diffuso nel medioevo (Goy 1976, n. 94). Infine, questo volume contiene anche lo Speculum humanae salvationis (pp. 65-171), ampliato da due dei suoi tre capitoli finali non tipologici, De septem stationibus passionis Christi (pp. 171-177) e De septem tristitiis B. V. Mariae (p. 177-185). Contrariamente alla prassi abituale, questo testo non è illustrato; inoltre, il fatto che sia in rima si nota appena, essendo copiato su linee continue.
(rou)
Carta · 112 pp. · 21.8 x 15 cm · monastero di S. Gallo (?) · XV secolo
Codice miscellaneo contente tra gli altri estratti in ordine alfabetico da testi dei Padri della Chiesa e un ritratto dei popoli in versi in latino medievale
Il manoscritto, che conserva la legatura floscia originale, contiene nella parte principale (pp. 1-88; indice p. 93) degli estratti in ordine alfabetico dagli scritti dei Padri della Chiesa in latino riguardanti vari concetti teologici (De abiectione – De voto). Seguono dei brevi testi: a p. 89 si trova un poco noto ritratto di popoli e tribù in versi in latino medievale (soprattutto dalla regione della Germania), che porta il titolo Versus de provinciis e che inizia con Roma potens, reverenda Ravenna, Britannia pauper. Alle pp. 90-92 è trascritta una lettera di un erudito universitario di Parigi (Epistola cuiusdam egregii magistri parisiensis) che disserta sul male rappresentato dalla proprietà, al quale fa seguito alle pp. 94-100 una interpretazione del Padre nostro in latino, così come altri testi a carattere spirituale-ascetico in latino e (pp. 106-112) lingua tedesca. L’indice del contenuto all’interno della coperta anteriore è stato scritto da p. Jodocus Metzler (1574-1639), che fu per lungo tempo bibliotecario del monastero.
(smu)
Carta · 192 pp. · 21.5 x 14 cm · Wil · 30 aprile 1388
Speculum humanae salvationis e De passione domini
La copia cartacea dello Speculum humanae salvationis (pp. 1-174), datata 30 aprile 1388, è stata realizzata a Wil da Johannis Phister de Gossow, che nel colophon (p. 174ab) afferma che, avendo completato il suo lavoro, ora si rilasserà (ludere eat). Completa questo manoscritto un secondo testo, intitolato nella rubrica De passione domini (pp. 178a-190b), dovuto ad un secondo scriba contemporaneo. Prima di entrare in possesso della biblioteca abbaziale di S. Gallo, al più tardi durante l'abbaziato di Diethelm Blarer (cfr. il suo timbro usato tra il 1553 e il 1564 a p. 192), il codice appartenne a Ulrich Varnbüler, borgomastro e balivo imperiale di S. Gallo dal 1481 al 1490, come indica l’ex-libris apposto sulla prima pagina di questo volume. Sulle controguardie anteriore e posteriore della legatura originale in pelle sono presenti le impronte in negativo di un manoscritto, dal quale sono state ricavate strette strisce di pergamena che rinforzano i fascicoli di questo codice.
(rou)
Carta · 354 pp. · 21 x 14.5 cm · regione Oberrhein/Rheinfranken (?) · XV secolo, piuttosto prima metà
Raccolta di scritti a carattere ecclesiastico con numerosi testi spirituali-teologici e prediche
Questa raccolta di scritti dovrebbe provenire dalla regione Rheinfranken o dall'Oberrhein e giunse nel 1699 nel monastero di S. Gallo, probabilmente dal monastero delle Clarisse di Freiburg in Brisgovia (come per es. il Cod. Sang. 985). Contiene un grande numero di prediche varie e di testi mistici-ascetici, soprattutto del XIII e XIV secolo. Tra questi si trovano per esempio il trattato Von der Minne (pp. 7−19) attribuito a Johannes Hiltalingen di Basilea, la cosiddetta «sünde-Version» dell'opera dello pseudo Alberto Magno Paradisus animae (pp. 62−68 e pp. 195−196), dieci prediche tradite sotto il nome di Bertoldo di Regensburg (pp. 70−104), la interpretazione del Padre nostro Adonay, gewaltiger herre (p. 109−192) o la allegoria Es ist ein hoher Berg attribuita a Johannes Tauler (p. 211−250).
(smu)
Carta · 240 pp. · 21 x 15.5 cm · Kirchberg presso Ulm · 1469
Reformatio Sigismundi
Il manoscritto contiene la cosiddetta Reformatio Sigismundi, un testo sulla riforma della chiesa e dell'impero, scritto in forma anonima in tedesco nel 1439 durante il Concilio di Basilea da un autore che fino ad oggi non ha potuto essere identificato in modo affidabile. Il testo è stato stampato per la prima volta nel 1476. Il trattato formula proposte di riforma nelle quali si sottolinea l'importanza della cura pastorale e si propaga una liberazione del clero secolare dall’obbligo del celibato, e dei vescovi dall'esercizio del potere secolare. Egli riferisce inoltre di una presunta visione dell'imperatore Sigismondo, al quale sarebbe apparso un sacerdote-re Federico con dei piani di riforma. In una annotazione a p. 234 il copista si sottoscrive come Petrus Hamer von Weissenhorn, cappellano a Kirchberg. Egli introduce i capitoli con delle iniziali rosse e ne decora due con volti barbuti caricaturali (p. 158 e 212).
(nie)